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Una nuova stagione per la Tonnarella è alle porte !

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E’ da un po’ che non pubblichiamo nulla.. e quale occasione migliore se non l’inizio di una nuova stagione di pesca per la Tonnarella di Camogli ??

L’anno scorso  è stato caratterizzato da pescate straordinarie di Tonnelle o Tonno alletterato (Euthynnus alletteratus) come mai si erano viste nella storia, chissà cosa ci riserverà la stagione che sta per iniziare !

In questi giorni sono in corso le ultime fasi della messa a mare della Tonnarella, con i pescatori intenti a prendere le mire, calare ancore e posizionare la rete in fibra di cocco, mentre Sabato prossimo (13 Aprile) vi sarà l’inaugurazione vera e propria con tanto di benedizione da parte del parroco di Camogli;

alcuni istanti della benedizione nel 2018

 

Speriamo che la stagione in procinto di iniziare sia positiva come la passata, noi fremiamo già dalla voglia di fare escursioni per assistere alle levate ! Vi aspettiamo !

 

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Perchè il mare è blu?

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Anche ai colori è stata dedicata una giornata internazionale! Ed il colore a noi più caro è, ovviamente, il blu.

Blu come gli oceani che ricoprono più del 70% della superficie terrestre, blu come dovremmo chiamare il nostro pianeta ma.. blu perché?

Durante le attività che facciamo con i bambini ci piace sempre domandare loro perché il mare sia blu, e le risposte sono sempre spunti di riflessione, talvolta talmente precise da lasciarci a bocca aperta, talvolta talmente fantasiose da ricordarci quanto meravigliosamente creativa possa essere la mente umana!

Alla fine però, in un modo o nell’altro dobbiamo svelare questo “mistero” e scoprire che è proprio grazie ai colori di cui è formata la luce che l’acqua si “tinge” di blu.

La luce del sole che illumina la superficie del mare è composta dall’insieme dei colori dell’arcobaleno, e quelli visibili ai nostri occhi sono il rosso, l’arancione, il giallo, il verde, il blu, l’indaco e il violetto: ciascun colore non è altro che un’onda elettromagnetica che viene assorbita dall’acqua, che per sua natura è trasparente, in modo differente in funzione della sua lunghezza d’onda.

Le prime onde elettromagnetiche che vengono assorbite dall’acqua sono quelle della regione del rosso, colore che già a scarsa profondità “scompare”. Il colore blu ed il violetto possono invece “raggiungere” profondità più elevate, fino circa 200 metri di profondità, dando al mare il suo inconfondibile colore.

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Giornata Mondiale del Tonno

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Il 2 maggio 2017 si è celebrata per la prima volta la giornata mondiale del tonno che oggi compie il suo primo anno!

La giornata è stata istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2016 per celebrare e sostenere il valore del tonno sia da un punto di vista economico che nutrizionale per moltissimi paesi nel mondo ma anche per riconoscere l’importanza decisiva nella gestione sostenibile della pesca del tonno.

Infatti ad oggi, più di 80 Stati praticano la pesca al tonno, migliaia di navi dedite alla pesca al tonno operano in tutti gli oceani e la portata della pesca al tonno continua a crescere in particolare negli oceani Indiano e Pacifico. Sono circa 40 globalmente le specie di tonno e affini che rientrano nella filiera alimentare e che sono fondamentali per la sussistenza.

Le due principali produzioni che guidano la pesca sono il tonno in scatola ed il sushi e sashimi.

In particolare per il Sashimi è crescente la richiesta del tonno rosso (Thunnus thynnus), pescato nel mediterraneo, la cui pesca in Italia è regolamentata dal Ministero per le politiche agricole con un valore massimo ed una ripartizione di quote distribuite tra i diversi metodi di pesca.

Il tonno è una risorsa da difendere e dedicargli una giornata mondiale è un primo passo comune verso una scelta di sostenibilità, a difesa dell’equilibrio tra le risorse e l’attività di pesca, che assicuri il naturale rinnovamento, evitando il sovra sfruttamento e la pesca illegale e accidentale.

ph. Mauro Giacobbe

Attualmente i metodi di pesca per la cattura di tonno rosso più diffusi nel Mediterraneo sono le reti a circuizione (conosciute come “tonnare volanti”) e i palangari di superficie o derivanti.

Le tonnare fisse, compresa la tonnarella di Camogli, un tempo assicuravano abbondanti catture ma sono rimaste pochissime e legate soprattutto alla tradizione locale, alcune persino prive di licenza di pesca e di “quote tonno”.

Il tonno è una risorsa da difendere e dedicargli una giornata mondiale è un primo passo comune verso una scelta di sostenibilità, a difesa dell’equilibrio tra le risorse e l’attività di pesca, che assicuri il naturale rinnovamento, evitando il sovra sfruttamento e la pesca illegale e accidentale.

Difendere e valorizzare i sistemi di pesca tradizionali è fondamentale per contribuire a questo percorso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La danza dei pesci

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Quando pensiamo alla danza, pensiamo alle ballerine e ai ballerini in palestre, teatri o piste da ballo ed alla danza spesso associamo la seduzione.

La danza non è prerogativa dell’uomo, anzi, sono moltissimi gli animali che si esibiscono in danze per cercare di conquistare il partner o per scoraggiare un altro pretendente.

Le danze nuziali più famose sono sicuramente quelle degli uccelli; avete mai visto un gabbiano od un piccione che danze ed evoluzioni compie per cercare di conquistare la compagna ? Un autentico spettacolo a cui manca solo il Walzer di sottofondo!

Se le danze degli uccelli sono famose, un po’ meno lo sono quelle dei pesci, che sono ugualmente spettacolari ed ipnotizzanti.

I maschi di diverse specie fanno di tutto pur di farsi notare dalle femmine, a volte cambiano persino vestito! La livrea nuziale di diverse specie è molto appariscente e colorata e quale modo migliore per mostrarla se non danzando ?

Maschio di Peperoncino (Trypterigion tripteronotus) in livrea nuziale

I maschi di Cernia Bruna, quando sono in fase riproduttiva, cambiano colore “indossando un vestito argento” girano e passano in mezzo all’harem di femmine inclinandosi per mostrare la loro stazza e la loro colorazione in una vera e propria dimostrazione di bellezza e fascino.

Quando invece si forma una coppia di Re di Triglie, i due partner nuotano a lungo fianco a fianco, con un movimento rotatorio, proprio come una coppia che sta danzando.

Re di Triglie (Apogon imberbis)

Nel Mar Ligure, tordi, donzelle, castagnole e tante altre specie con l’arrivo della bella stagione iniziano a danzare per conquistare i partner .. e bastano maschera e boccaglio per assistere a queste esibizioni!

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Ponte sotto il sole

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Il movimento delle stagioni

Nel mezzo tra due ponti, molti di noi in questi giorni si stanno godendo il primo tiepido sole primaverile.

Ma è davvero arrivata la primavera?

L’aria a tratti sembra ancora fresca e a noi, che siamo dei pesciolini, interessa soprattutto il mare.

In mare cosa sta succedendo?

Se qualcuno ha già fatto il primo bagno stagionale si sarà già accorto che l’acqua è fredda, di solito in questo mese di aprile è sempre fredda ma, quest’anno, la stagione è del tutto in ritardo.

E la temperatura dell’acqua è uno dei fattori che maggiormente influenza la stagionalità della pesca e quindi, volente o nolente, anche ciò che compare sulle nostre tavole.

La Tonnarella, che pesca pesce che si avvicina sotto costa a cercare l’acqua più calda, in questo periodo avrebbe già dovuto accogliere nella sua rete le palamite, cosa che al momento, non è ancora accaduto.

La stagione è shiftata in avanti; questo potrà significare magari il mantenimento della rete in mare più a lungo.

Il cambio del clima e i grandi eventi climatici “catastrofici” degli ultimi tempi sono un segnale importante che qualcosa sta cambiando e purtroppo noi ci dobbiamo adattare, anche se spesso non lo facciamo, volendo consumare tutto l’anno prodotti che in realtà sarebbero presenti solo in una certa stagione.

E allora che dovremmo fare?

Il consiglio è quello di imparare a muoversi come fossimo anche noi delle onde, seguendo le stagioni ed il loro movimenti, potrà anche essere un modo per rendere la nostra vita “alimentare” meno monotona.

#InReteperlaRete #tonnarella

 

 

 

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La fioritura del mare

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Ma cos’è sta puzza? … E’ primavera!!!!

Anche se qui in Liguria è sembrato che la primavera tardasse ad arrivare, ci siamo già immersi in pieno! Ed una delle manifestazioni più evidenti della primavera marina è il proliferare delle Barchette di San Pietro (Velella velella), idrozoi dal caratteristico colore viola che “veleggiano” sulla superficie dei mari temperati trasportati dal vento.

L’aumento delle ore di luce favorisce lo sviluppo delle attività di fotosintesi, di conseguenza si ha un’eccezionale crescita degli organismi vegetali del plancton (fitoplancton) nel giro di pochi giorni ed in risposta un’ altrettanto rapida crescita degli erbivori zooplanctonici che se ne nutrono, tra cui proprio le velelle!

Appartenente alla famiglia degli cnidari come le meduse, gli anemoni ed i coralli, le barchette di San Pietro sono caratterizzate da un disco ovale con anelli concentrici lungo qualche centimetro che trattiene l’aria permettendo il galleggiamento e da una piccola vela sottile in grado di sfruttare il vento per muoversi. Al di sotto del disco, tanti piccoli tentacoli utilizzati per catturare il plancton di cui si nutre, ma anche per respirare o riprodursi.

La vela è posta diagonalmente sul disco, il posizionamento della vela è differente tra i vari organismi, per qualcuno è in direzione destra-sinistra, per altri all’opposto, così permettendo la massima diffusione e dispersione sulla superficie marina.

Spesso le velelle sono avvistate a formare delle macchie viola su ampi spazi di mare, più frequentemente (purtroppo) ci si accorge di loro quando, trasportate in gran numero sulla battigia, spiaggiano per poi morire e farsi notare  non solo per il  colore ma soprattutto per lo sgradevole odore!

Quando sentite quel odore d’ora in poi però non storcete il naso, ricordatevi… è la primavera!!!

E se volete godervi un pò di mare primaverile non perdetevi la nostra prima escursione guidata alla Tonnarella di Camogli il 21 aprile alle 16:30! link all’evento

 

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Stagionalità è sostenibilità – che pesce mi consigli? La Boga

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La boga

Dal basso valore commerciale e ricreativo, è spesso rigettata in mare dai pescatori: la scelta di questo mese è rivolta alla boga, un pesce che ci sentiamo di supportare principalmente per il mantenimento della cultura e delle tradizioni culinarie.

Un tempo consumato in abbondanza per le molteplici possibilità di cottura e conservazione, oggi è considerato uno tra i principali pesci poveri da riscoprire, sul mercato ormai è sempre meno richiesta ma la buga è un pesce ideale da servire fresco e da riproporre con differenti cotture, per una minima spesa e dall’ottima resa!

Banco di boghe (Ph. Wikipedia)

Nome specie: Comune/scientifico Boga /Boops boops

Famiglia: Sparidi

Nomi dialettali liguri: nome (zona)  – Buga (Genova)

Caratteristiche morfologiche: Appartenente alla stessa famiglia dei saraghi, la boga è caratterizzata da un corpo allungato e robusto, ha il muso arrotondato con grandi occhi e con i denti tutti simili ad incisivi. Di colore grigio verdastro sul dorso e dal ventre bianco.

Riproduzione: La taglia media degli individui sessualmente maturi è di 15 cm circa (tra 1 e 3 anni di età), la massima lunghezza riportata è tra i 30 ed i 40 cm per un peso di circa 500 g.

Il picco riproduttivo si realizza intorno al mese di febbraio.

La boga è una specie ermafrodita proterogina: la maggior parte degli individui giovani sono femmine e invecchiando si trasformano in maschi, tuttavia alcuni individui nascono e muoiono femmina e la stessa cosa accade per alcuni maschi.

 

Alimentazione: E’ molto comune in banchi a poca profondità, specialmente nelle ore notturne, anche se può vivere tra la superficie ed i 350 m. E’ facile incontrare banchi di boghe su differenti substrati: rocciosi, sabbiosi, a posidonia. Onnivoro, si sposta spesso alla ricerca di plancton e si nutre di materiali animali e vegetali. Non è raro vedere delle boghe aggredire a morsi delle meduse.

Abitudini e curiosità: Spesso rilasciata dai pescatori professionali per lo scarso valore commerciale, viene tuttavia commerciata sia fresca che surgelata, essicata o affumicata. Viene utilizzata come mangime per i pesci e comunemente utilizzata come esca per la pesca del tonno.

Boghe sul banco del pesce (Ph. Wikipedia)

Metodi di pesca: La boga si può catturare praticamente con qualsiasi tecnica di pesca costiera, soprattutto tramagli e reti da circuizione ma anche reti a strascico e nasse.

 

Ricetta:

“Bughe in carpione”

Abbiamo detto che la scelta della buga è soprattutto una scelta di cultura, ed è proprio alla tradizione che guardiamo anche per la ricetta da proporvi: riempite la borsa della spesa di boghe, consumatene una parte fresche, l’altra parte preparatela per consumarla dopo qualche giorno!

Ingredienti:

8 boghe medie                 100 g di farina bianca

1 cipolla rossa                   4 foglie di salvia

1 bicchiere di aceto di vino rosso

Olio extra vergine di oliva

sale

Pulire le boghe eliminando le interiora e la testa ed infarinatele appena pulite. Mettete a scaldare l’olio in una padella per friggere, quado l’olio è a temperatura friggete le boghe per circa 8 minuti (4 per lato). Prima di levarle dall’olio aggiungete le foglie di salvia e la cipolla precedentemente tagliata, lasciate cuocere per un altro paio di minuti.

Rimuovete le boghe dall’olio con l’aiuto di una schiumarola e riponetele in un contenitore di vetro.

Una volta che l’olio nella padella è raffreddato, aggiungere il bicchiere di aceto e lasciate sobbollire per altri 2 minuti. Terminato il tempo, trasferite il liquido nel contenitore delle boghe fino a ricoprirle completamente.

Lasciate raffreddare a temperatura ambiente, chiudete il contenitore con un tappo, riponete in frigorifero e consumate le boghe almeno dopo 3 giorni dalla preparazione, scolate dal liquido..

 

Bibliografia

Costa F. Atlante dei pesci dei mari italiani. Mursia, 1991

Louisy P., Trainito E. Guida all’identificazione dei pesci marini d’Europa e del Mediterraneo. Il Castello, 2006

Tortonese E. I pesci e i cetacei del Mar Ligure. Bozzi, 1965

http://fishbase.org

http://www.iucnredlist.org

 

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Gigantesco uovo di Calamaro ritrovato a Camogli

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I pescatori di Camogli ritrovano un uovo di Calamaro gigante durante i lavori per la messa a mare della Tonnarella

Durante il consueto sopralluogo della Cooperativa Pescatori di Camogli presso gli scogli di Porto Pidocchio dove viene posizionata ogni anno la “Tonnarella”, i pescatori si sono trovati di fronte ad una scoperta sorprendente: un enorme uovo di Calamaro gigante di circa 2 metri di diametro galleggiava nelle acque del Golfo Paradiso!

Secondo gli esperti dell’Area Marina Protetta di Portofino potrebbe trattarsi di un uovo della specie Ommastrephes bartramii di cui sono riportati rarissimi avvistamenti nel nostro mare.

“La tonnarella ha intrappolato moltissime stranezze nei suoi secoli di attività, ma un uovo del genere non lo avevamo mai visto” dichiara uno dei più anziani pescatori testimoni del ritrovamento.

Ora non resta che aspettare la prossima messa in mare della rete, solo allora si potrà capire se esiste una popolazione stabile di Calamari a Camogli o se il ritrovamento è stato solo un evento casuale dovuto alle forti mareggiate di questi ultimi giorni…

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Stagionalità è sostenibilità – che pesce mi consigli? Il Sarago

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Pesce di febbraio: il Sarago

I mesi che precedono la primavera sono i migliori per gustarne il sapore: il consumo di alghe che fanno parte della sua dieta, la cui presenza aumenta nella stagione primaverile, contribuirebbe a rendere la carne del Sarago stopposa. In particolare sono in corso alcuni studi volti a dimostrare che la Caulerpa cylindracea, specie invasiva aliena di cui il sarago è ghiotto,  danneggerebbe la qualità della carne del sarago.

In Mediterraneo sono 5 le specie di sarago presenti, il nostro consiglio del mese è rivolto ad una di queste: il sarago fasciato.

Nome specie: Comune/scientifico Sarago fasciato /Diplodus vulgaris

Famiglia: Sparidi

Nomi dialettali liguri: nome (zona) – Testaneigra (Genova)

Banco di saraghi pizzuti

Caratteristiche morfologiche: Dal corpo ovale e compresso, ha il muso corto, la testa e la bocca piccole. Tutti i saraghi (cioè le specie del genere Diplodus) sono caratterizzati da una colorazione grigio argentea, da una macchia nera al margine della pinna codale e da denti anteriori incisivi, psteriori canini e molari che rimangono più nascosti. Nel Mar Ligure ne sono note quattro specie che si differenziano principalmente per la distribuzione ed il colore della striature verticali: il Sarago sparaglione, il Sarago maggiore, il Sarago testa nera o Sarago fasciato ed il Sarago pizzuto.

Il Sarago fasciato, oggetto della nostra scheda, è caratterizzato da dal colore grigio con delle bande longitudinali dorate e presenta oltre alla tipica macchia nera sul peduncolo caudale, una vistosa banda verticale nera dietro il capo. Ha pinne pettorali triangolari e pinna caudale forcuta.

Riproduzione: La taglia degli individui sessualmente maturi è di 17 cm, e la taglia media circa 22 cm di lunghezza. Le misure massime riportate corrispondono a 47 cm di lunghezza e 1,3 kg di peso.

Ermafrodita senza una regolare successione di fasi sessuali (ovvero può essere alternativamente prima maschio e poi femmina o viceversa senza una regola fissa), si riproduce in autunno deponendo uova galleggianti che vengono fecondate dai maschi. Quando si schiudono i piccoli avanotti vivono in gruppi, prediligendo le acque poco salate in prossimità della costa.

Alimentazione: E’ carnivoro ed erbivoro; la principale risorsa sono i ricci che vengono triturati con la forte dentatura, oltre a crostacei, vermi e molluschi ma divora anche sostanze vegetali.

Abitudini e curiosità: Specie eurialina (si adatta a frequenti cambi del valore di salinità dell’acqua), frequentano fondali scogliosi e rocciosi dove è presente abbondante vegetazione o praterie di posidonia, queste ultime sono predilette soprattutto dagli individui giovani. Da giovane vive in branchi ma diventa solitario con l’età, si spingono più al largo e a maggiori profondità, pur frequentando ugualmente le scogliere e le praterie di posidonia. Grazie alla loro adattabilità alle variazioni di salinità dell’acqua penetrano anche in acque salmastre, nei porti, nelle darsene e nelle foci fluviali.

Nonostante i saraghi siano voraci predatori, sono anche ghiote prede: oltre a pesci serra e ricciole, uno degli acerrimi nemici del sarago è il falco pescatore (Pandion haliaetus) che riesce a catturate i saraghi afferrandoli con i propri artigli quando i pesci si trovano vicino alla superficie.

Metodi di pesca: Si pescano con palamiti, nasse e tramagli. La taglia minima della specie è fissata a 18 cm.

Ricetta:

La carne del sarago è sempre ottima, per finezza e gusto, in particolare nei mesi da marzo a maggio. Grazie al sapore intenso risulta ottimo se cucinato alla griglia.

Un sarago pizzuto solitario in prossimità di un relitto

E visto che si avvicinano le giornate primaverili, se ne avete la possibilità, vi consigliamo di gustarvi il vostro sarago grigliato godendovi il primo calore del sole primaverile!

“Saraghi alla griglia”

Ingredienti:

4 saraghi di circa 350 gr

2 limoni

Olio di oliva

Sale

Pulite i pesci senza squamarli ed adagiateli sulla griglia uno alla volta, molto unti di olio. Lasciarlo cuocere per 7 – 8 minuti, trascorso questo tempo smuovetelo per evitare che si attacchi. Solo dopo  15 minuti di cottura giratelo perché finisca di cuocere dall’altro lato.

Disporli man mano su un piatto di portata, guarniti da spicchi di limone senza rimuovere la pelle che, indurita, verrà facilmente rimossa al momento del consumo.

Accompagnare con insalata verde.

 

Bibliografia

Costa F. Atlante dei pesci dei mari italiani. Mursia, 1991

Louisy P., Trainito E. Guida all’identificazione dei pesci marini d’Europa e del Mediterraneo. Il Castello, 2006

Tortonese E. I pesci e i cetacei del Mar Ligure. Bozzi, 1965

Palombi A., Santarelli M. Gli animali commestibili dei mari di Italia. Hoepli, 1960

http://fishbase.org

http://www.fao.org/fishery/species

 

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Stagionalità è sostenibilità – che pesce mi consigli? La triglia

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Pesce di gennaio : la Triglia

Perfino gli antichi romani ne decantavano la squisitezza delle carni!  Graziosa da incontrare nel suo ambiente naturale e deliziosa al gusto, il pesce che vi presentiamo questo mese, la triglia di scoglio, è tra le specie marine più diffuse nel Mediterraneo e lungo le nostre coste.

In commercio si trovano due tipologie di triglie, di scoglio e di fango, che differiscono sia per l’ambiente in cui vivono sia per alcune caratteristiche morfologiche; poiché il nostro tratto di mare è dominato da fondali rocciosi, concentriamo la nostra attenzione sulla triglia di scoglio.

Iniziamo a conoscerla…

Nome specie:  Triglia di scoglio (Mullus surmuletus)

Piccole triglie di scoglio che cercano cibo con i barbigli

Famiglia: Mullidi

Nomi dialettali liguri: nome (zona) – Treggia de scheuggio (Genova)

Caratteristiche morfologiche: Pesce dal un colore rosso o brunastro, con alcune strisce gialle longitudinali, le triglie sono caratterizzate da due barbigli sulla mandibola ed occhi situati in alto. Hanno grandi squame, due pinne dorsali, di cui la prima ha raggi spiniformi e presenta due fasce trasversali scure; il profilo del capo è più obliquo rispetto a quello della triglia di fango ed ha la coda a due lobi.

Riproduzione: La taglia media degli individui sessualmente maturi è tra i 15 ed i 26 cm di lunghezza, a circa un anno di età. Possono raggiungere i 40 cm ed oltre 1 kg di peso, ma in Mar Ligure è sempre di statura assai inferiore.

Si riproduce tra maggio ed agosto e depone piccole uova sferiche galleggianti. Le larve, che misurano circa 3 mm alla schiusa, sono di colore azzurro, prive di barbigli, e fanno vita pelagica; migrano solo successivamente verso costa ed assumono la colorazione dell’adulto solo all’inizio della vita vicino al fondale.

Triglia riposa vicino alla Posidonia

Abitudini e curiosità: Pesci gregari (si muovono e vivono in gruppo), frequentano le acque costiere e principalmente fondali rocciosi o praterie di posidonia dove gli scogli si alternano ad ampi spazi sabbiosi. Da circa 10 metri fino a circa 80 m di profondità.

 

Alimentazione: Specie carnivora, la triglia di scoglio usa i due barbigli sulla mandibola per rovistare nella sabbia alla ricerca di vermi ed altri piccoli crostacei, molluschi, invertebrati ed anche piccoli pesci benthonici di cui si nutre.

 

I Mullidi vengono abitualmente descritti come privi di denti nell’arcata superiore. Contrariamente alle descrizioni (basate sulle caratteristiche degli adulti), i giovanili di M. surmuletus presentano dei denti che tuttavia non sono visibili perché completamente coperti dal tessuto labiale. Con la crescita, il numero dei denti decresce fino a scomparire negli individui di taglia superiore ai 10 cm.

 

Metodi di pesca: Ha carni sode e profumate di valore commerciale superiore a quelle della triglia di fango, i pescatori, per esaltare il colore rosso vivo del pesce, erano soliti desquamarli subito dopo la cattura.

Si pesca tutto l’anno, in particolare nei mesi autunnali ed invernali con reti a strascico, nasse, lenze e reti da posta. La taglia minima della specie è fissata a 11 cm.

Cassetta di triglie appena pescate con tramaglio

 

Ricetta:

Le carni sode, profumate ed assai gustose della triglia di scoglio, sono da valorizzare con ricette semplici che ne esaltino il sapore, senza coprirlo con ricette troppo elaborate.

Noi siamo amanti del pesce cucinato in maniera semplice e la triglia si presta perfettamente all’uso, vi proponiamo quindi una tipica ed essenziale ricetta ligure.

“Triglie alla ligure”

 

Ingredienti:

6 triglie                                                               2  acciughe sotto sale

1 cipollina                                                          semi di finocchio

1 bicchiere di vino bianco                            Capperi sottosale

1 cucchiaino di prezzemolo tritato

 

Preparate un battuto con cipolla, prezzemolo ben lavato e asciugato, semi di finocchio, acciughe pulite dal sale.  Rosolate il tutto con abbondante olio, salate leggermente e bagnate con un po’ di vino bianco.

Pulite e sistemate le triglie in una teglia cosparsa di olio extravergine di oliva. Aggiungete il sughetto precedentemente preparato, aggiungete i capperi, infornate e cuocete in forno per circa 15 minuti a 180°.

Bibliografia:

Costa F. Atlante dei pesci dei mari italiani. Mursia, 1991

Louisy P., Trainito E. Guida all’identificazione dei pesci marini d’Europa e del Mediterraneo. Il Castello, 2006

Tortonese E. I pesci e i cetacei del Mar Ligure. Bozzi, 1965

Palombi A., Santarelli M. Gli animali commestibili dei mari di Italia. Hoepli, 1960

http://fishbase.org

http://www.fao.org/fishery/species/3207/en

http://www.aiamitalia.it

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Voci dal mare