La fioritura del mare

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Ma cos’è sta puzza? … E’ primavera!!!!

Anche se qui in Liguria è sembrato che la primavera tardasse ad arrivare, ci siamo già immersi in pieno! Ed una delle manifestazioni più evidenti della primavera marina è il proliferare delle Barchette di San Pietro (Velella velella), idrozoi dal caratteristico colore viola che “veleggiano” sulla superficie dei mari temperati trasportati dal vento.

L’aumento delle ore di luce favorisce lo sviluppo delle attività di fotosintesi, di conseguenza si ha un’eccezionale crescita degli organismi vegetali del plancton (fitoplancton) nel giro di pochi giorni ed in risposta un’ altrettanto rapida crescita degli erbivori zooplanctonici che se ne nutrono, tra cui proprio le velelle!

Appartenente alla famiglia degli cnidari come le meduse, gli anemoni ed i coralli, le barchette di San Pietro sono caratterizzate da un disco ovale con anelli concentrici lungo qualche centimetro che trattiene l’aria permettendo il galleggiamento e da una piccola vela sottile in grado di sfruttare il vento per muoversi. Al di sotto del disco, tanti piccoli tentacoli utilizzati per catturare il plancton di cui si nutre, ma anche per respirare o riprodursi.

La vela è posta diagonalmente sul disco, il posizionamento della vela è differente tra i vari organismi, per qualcuno è in direzione destra-sinistra, per altri all’opposto, così permettendo la massima diffusione e dispersione sulla superficie marina.

Spesso le velelle sono avvistate a formare delle macchie viola su ampi spazi di mare, più frequentemente (purtroppo) ci si accorge di loro quando, trasportate in gran numero sulla battigia, spiaggiano per poi morire e farsi notare  non solo per il  colore ma soprattutto per lo sgradevole odore!

Quando sentite quel odore d’ora in poi però non storcete il naso, ricordatevi… è la primavera!!!

E se volete godervi un pò di mare primaverile non perdetevi la nostra prima escursione guidata alla Tonnarella di Camogli il 21 aprile alle 16:30! link all’evento

 

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Inizia la stagione turistica alla Tonnarella 2018!

Escursioni | 0 comments | by Ziguele

Ziguele inaugura la stagione con un’escursione speciale in occasione del Tonnarella day del 21 aprile a Camogli, alle ore 16.30, con imbarco presso il porticciolo.

Tra le mille difficoltà della fase di lavorazione e messa a mare, la tonnarella di Camogli è in pesca anche quest’anno.

Sabato scorso si è assistito alla messa a mare dell’impianto con una cerimonia che ha visto anche la benedizione da parte del prete, come veniva fatta un tempo, quando le superstizioni governavano la vita dei pescatori.

Così in questi giorni è iniziata la pesca.

Ma cosa succede al nostro mare in questo periodo? Perché l’impianto viene posizionato in mare adesso e non più avanti?

La primavera sta arrivando, l’aria si sta riscaldando.

E in mare cosa succede?

Anche il mare in questo periodo comincia a riscaldarsi.

La Tonnarella pesca pesci “di passo” pelagici. Pelagos significa “del largo” e appunto i pesci che si trovano al largo cominciano ad avvicinarsi sotto costa a cercare l’acqua più calda. I primi pesci che si avvicinano sotto costa in aprile sono le palamite (Sarda sarda), annoverate nella lista dei cosiddetti pesci poveri.

L’impianto sfrutta questo comportamento dei giovani pelagici aspettando che il pesce entri naturalmente dentro il labirinto di reti che si viene a delineare sotto S.Rocco di Camogli.

 

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Stagionalità è sostenibilità – che pesce mi consigli? La Boga

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La boga

Dal basso valore commerciale e ricreativo, è spesso rigettata in mare dai pescatori: la scelta di questo mese è rivolta alla boga, un pesce che ci sentiamo di supportare principalmente per il mantenimento della cultura e delle tradizioni culinarie.

Un tempo consumato in abbondanza per le molteplici possibilità di cottura e conservazione, oggi è considerato uno tra i principali pesci poveri da riscoprire, sul mercato ormai è sempre meno richiesta ma la buga è un pesce ideale da servire fresco e da riproporre con differenti cotture, per una minima spesa e dall’ottima resa!

Banco di boghe (Ph. Wikipedia)

Nome specie: Comune/scientifico Boga /Boops boops

Famiglia: Sparidi

Nomi dialettali liguri: nome (zona)  – Buga (Genova)

Caratteristiche morfologiche: Appartenente alla stessa famiglia dei saraghi, la boga è caratterizzata da un corpo allungato e robusto, ha il muso arrotondato con grandi occhi e con i denti tutti simili ad incisivi. Di colore grigio verdastro sul dorso e dal ventre bianco.

Riproduzione: La taglia media degli individui sessualmente maturi è di 15 cm circa (tra 1 e 3 anni di età), la massima lunghezza riportata è tra i 30 ed i 40 cm per un peso di circa 500 g.

Il picco riproduttivo si realizza intorno al mese di febbraio.

La boga è una specie ermafrodita proterogina: la maggior parte degli individui giovani sono femmine e invecchiando si trasformano in maschi, tuttavia alcuni individui nascono e muoiono femmina e la stessa cosa accade per alcuni maschi.

 

Alimentazione: E’ molto comune in banchi a poca profondità, specialmente nelle ore notturne, anche se può vivere tra la superficie ed i 350 m. E’ facile incontrare banchi di boghe su differenti substrati: rocciosi, sabbiosi, a posidonia. Onnivoro, si sposta spesso alla ricerca di plancton e si nutre di materiali animali e vegetali. Non è raro vedere delle boghe aggredire a morsi delle meduse.

Abitudini e curiosità: Spesso rilasciata dai pescatori professionali per lo scarso valore commerciale, viene tuttavia commerciata sia fresca che surgelata, essicata o affumicata. Viene utilizzata come mangime per i pesci e comunemente utilizzata come esca per la pesca del tonno.

Boghe sul banco del pesce (Ph. Wikipedia)

Metodi di pesca: La boga si può catturare praticamente con qualsiasi tecnica di pesca costiera, soprattutto tramagli e reti da circuizione ma anche reti a strascico e nasse.

 

Ricetta:

“Bughe in carpione”

Abbiamo detto che la scelta della buga è soprattutto una scelta di cultura, ed è proprio alla tradizione che guardiamo anche per la ricetta da proporvi: riempite la borsa della spesa di boghe, consumatene una parte fresche, l’altra parte preparatela per consumarla dopo qualche giorno!

Ingredienti:

8 boghe medie                 100 g di farina bianca

1 cipolla rossa                   4 foglie di salvia

1 bicchiere di aceto di vino rosso

Olio extra vergine di oliva

sale

Pulire le boghe eliminando le interiora e la testa ed infarinatele appena pulite. Mettete a scaldare l’olio in una padella per friggere, quado l’olio è a temperatura friggete le boghe per circa 8 minuti (4 per lato). Prima di levarle dall’olio aggiungete le foglie di salvia e la cipolla precedentemente tagliata, lasciate cuocere per un altro paio di minuti.

Rimuovete le boghe dall’olio con l’aiuto di una schiumarola e riponetele in un contenitore di vetro.

Una volta che l’olio nella padella è raffreddato, aggiungere il bicchiere di aceto e lasciate sobbollire per altri 2 minuti. Terminato il tempo, trasferite il liquido nel contenitore delle boghe fino a ricoprirle completamente.

Lasciate raffreddare a temperatura ambiente, chiudete il contenitore con un tappo, riponete in frigorifero e consumate le boghe almeno dopo 3 giorni dalla preparazione, scolate dal liquido..

 

Bibliografia

Costa F. Atlante dei pesci dei mari italiani. Mursia, 1991

Louisy P., Trainito E. Guida all’identificazione dei pesci marini d’Europa e del Mediterraneo. Il Castello, 2006

Tortonese E. I pesci e i cetacei del Mar Ligure. Bozzi, 1965

http://fishbase.org

http://www.iucnredlist.org

 

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Gigantesco uovo di Calamaro ritrovato a Camogli

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I pescatori di Camogli ritrovano un uovo di Calamaro gigante durante i lavori per la messa a mare della Tonnarella

Durante il consueto sopralluogo della Cooperativa Pescatori di Camogli presso gli scogli di Porto Pidocchio dove viene posizionata ogni anno la “Tonnarella”, i pescatori si sono trovati di fronte ad una scoperta sorprendente: un enorme uovo di Calamaro gigante di circa 2 metri di diametro galleggiava nelle acque del Golfo Paradiso!

Secondo gli esperti dell’Area Marina Protetta di Portofino potrebbe trattarsi di un uovo della specie Ommastrephes bartramii di cui sono riportati rarissimi avvistamenti nel nostro mare.

“La tonnarella ha intrappolato moltissime stranezze nei suoi secoli di attività, ma un uovo del genere non lo avevamo mai visto” dichiara uno dei più anziani pescatori testimoni del ritrovamento.

Ora non resta che aspettare la prossima messa in mare della rete, solo allora si potrà capire se esiste una popolazione stabile di Calamari a Camogli o se il ritrovamento è stato solo un evento casuale dovuto alle forti mareggiate di questi ultimi giorni…

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I pescatori di Camogli ancora al lavoro per la Tonnarella

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Dopo il grave incidente accorso alla Tonnarella di Camogli nell’aprile 2017, i pescatori non sapevano se avrebbero avuto la forza di rimettersi al lavoro per continuare questa tradizione antica.

La stagione persa, l’ingente perdita economica subita e la fatica del lavoro rendevano tutto più difficile; nonostante questo la voglia di portare avanti la propria tradizione si è rivelata più forte e i pescatori oggi sono ritornati al lavoro.

In questi giorni a S.Fruttuoso di Camogli (dove si trova da sempre la fascia adibita alla costruzione delle cime) si sta ultimando la lavorazione dei cavi, la parte più robusta della struttura della Tonnarella.

In contemporanea, sul molo di Camogli, il futuro equipaggio della Tonnarella sta costruendo le altre “pezze” dell’impianto che, probabilmente, sarà in mare dai primi giorni di aprile.

I pescatori al lavoro e la rete stesa sul molo rappresentano da sempre, per gli abitanti di Camogli, un buon auspicio, il segnale d’inizio della primavera e poi, della futura stagione di pesca.

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Giornata mondiale dell’acqua 2018

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Oggi è la giornata mondiale dell’acqua.

Noi, che amiamo l’acqua, il mare e svolgiamo le nostre attività con l’ambizione di sensibilizzare e far conoscere le sue ricchezze a quante più persone possibile, vogliamo cogliere lo spunto di questa giornata per una semplice riflessione.

L’idea che abbiamo infatti è che l’acqua sia ancora attualmente vista da molti come una merce da “usare” e non come un bene comune della Terra, come fonte di vita e quindi come un “capitale naturale”, come risorsa da gestire e tutelare.

Condividere questo decalogo relativo alle buone pratiche che si possono mettere in pratica ogni giorno nel nostro avere a che fare con l’acqua, è ricordarci che ogni nostra piccola azione piò avere una ricaduta importante sull’ambiente: ognuno di noi è una goccia, ma senza gocce il mare non esisterebbe!

 

  • Chiudi il rubinetto mentre ti lavi i denti, ti radi o fai lo shampoo.
  • Un rubinetto che gocciola innervosisce. Ma soprattutto spreca migliaia di litri d’acqua.
  • Uno scarico del water che permette di regolare il flusso dell’acqua, fa risparmiare migliaia di litri l’anno.
  • Non lavare troppo spesso l’auto e quando lo fai usa il secchio. L’acqua merita un destino migliore.
  • Alle tue piante servono tante cure. Non tanta acqua.
  • Montare un semplice frangigetto può farti risparmiare fino al 50% di acqua.
  • Per lavare le verdure: riempi un contenitore, lava e usa l’acqua corrente solo per il risciacquo.
  • Usa la doccia. Puoi risparmiare fino al 75% di acqua.
  • Controlla il tuo contatore a rubinetti chiusi. Una perdita nelle tubature può costare moltissimo.
  • Aiuta e sostieni chi si batte per l’ambiente.

Fonte: www.parks.it

Vi lasciamo con un articolo di Ferdinando Boero, che illustra l’importanza degli oceani sulle nostre vite.

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Stagionalità è sostenibilità – che pesce mi consigli? Il Sarago

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Pesce di febbraio: il Sarago

I mesi che precedono la primavera sono i migliori per gustarne il sapore: il consumo di alghe che fanno parte della sua dieta, la cui presenza aumenta nella stagione primaverile, contribuirebbe a rendere la carne del Sarago stopposa. In particolare sono in corso alcuni studi volti a dimostrare che la Caulerpa cylindracea, specie invasiva aliena di cui il sarago è ghiotto,  danneggerebbe la qualità della carne del sarago.

In Mediterraneo sono 5 le specie di sarago presenti, il nostro consiglio del mese è rivolto ad una di queste: il sarago fasciato.

Nome specie: Comune/scientifico Sarago fasciato /Diplodus vulgaris

Famiglia: Sparidi

Nomi dialettali liguri: nome (zona) – Testaneigra (Genova)

Banco di saraghi pizzuti

Caratteristiche morfologiche: Dal corpo ovale e compresso, ha il muso corto, la testa e la bocca piccole. Tutti i saraghi (cioè le specie del genere Diplodus) sono caratterizzati da una colorazione grigio argentea, da una macchia nera al margine della pinna codale e da denti anteriori incisivi, psteriori canini e molari che rimangono più nascosti. Nel Mar Ligure ne sono note quattro specie che si differenziano principalmente per la distribuzione ed il colore della striature verticali: il Sarago sparaglione, il Sarago maggiore, il Sarago testa nera o Sarago fasciato ed il Sarago pizzuto.

Il Sarago fasciato, oggetto della nostra scheda, è caratterizzato da dal colore grigio con delle bande longitudinali dorate e presenta oltre alla tipica macchia nera sul peduncolo caudale, una vistosa banda verticale nera dietro il capo. Ha pinne pettorali triangolari e pinna caudale forcuta.

Riproduzione: La taglia degli individui sessualmente maturi è di 17 cm, e la taglia media circa 22 cm di lunghezza. Le misure massime riportate corrispondono a 47 cm di lunghezza e 1,3 kg di peso.

Ermafrodita senza una regolare successione di fasi sessuali (ovvero può essere alternativamente prima maschio e poi femmina o viceversa senza una regola fissa), si riproduce in autunno deponendo uova galleggianti che vengono fecondate dai maschi. Quando si schiudono i piccoli avanotti vivono in gruppi, prediligendo le acque poco salate in prossimità della costa.

Alimentazione: E’ carnivoro ed erbivoro; la principale risorsa sono i ricci che vengono triturati con la forte dentatura, oltre a crostacei, vermi e molluschi ma divora anche sostanze vegetali.

Abitudini e curiosità: Specie eurialina (si adatta a frequenti cambi del valore di salinità dell’acqua), frequentano fondali scogliosi e rocciosi dove è presente abbondante vegetazione o praterie di posidonia, queste ultime sono predilette soprattutto dagli individui giovani. Da giovane vive in branchi ma diventa solitario con l’età, si spingono più al largo e a maggiori profondità, pur frequentando ugualmente le scogliere e le praterie di posidonia. Grazie alla loro adattabilità alle variazioni di salinità dell’acqua penetrano anche in acque salmastre, nei porti, nelle darsene e nelle foci fluviali.

Nonostante i saraghi siano voraci predatori, sono anche ghiote prede: oltre a pesci serra e ricciole, uno degli acerrimi nemici del sarago è il falco pescatore (Pandion haliaetus) che riesce a catturate i saraghi afferrandoli con i propri artigli quando i pesci si trovano vicino alla superficie.

Metodi di pesca: Si pescano con palamiti, nasse e tramagli. La taglia minima della specie è fissata a 18 cm.

Ricetta:

La carne del sarago è sempre ottima, per finezza e gusto, in particolare nei mesi da marzo a maggio. Grazie al sapore intenso risulta ottimo se cucinato alla griglia.

Un sarago pizzuto solitario in prossimità di un relitto

E visto che si avvicinano le giornate primaverili, se ne avete la possibilità, vi consigliamo di gustarvi il vostro sarago grigliato godendovi il primo calore del sole primaverile!

“Saraghi alla griglia”

Ingredienti:

4 saraghi di circa 350 gr

2 limoni

Olio di oliva

Sale

Pulite i pesci senza squamarli ed adagiateli sulla griglia uno alla volta, molto unti di olio. Lasciarlo cuocere per 7 – 8 minuti, trascorso questo tempo smuovetelo per evitare che si attacchi. Solo dopo  15 minuti di cottura giratelo perché finisca di cuocere dall’altro lato.

Disporli man mano su un piatto di portata, guarniti da spicchi di limone senza rimuovere la pelle che, indurita, verrà facilmente rimossa al momento del consumo.

Accompagnare con insalata verde.

 

Bibliografia

Costa F. Atlante dei pesci dei mari italiani. Mursia, 1991

Louisy P., Trainito E. Guida all’identificazione dei pesci marini d’Europa e del Mediterraneo. Il Castello, 2006

Tortonese E. I pesci e i cetacei del Mar Ligure. Bozzi, 1965

Palombi A., Santarelli M. Gli animali commestibili dei mari di Italia. Hoepli, 1960

http://fishbase.org

http://www.fao.org/fishery/species

 

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Stagionalità è sostenibilità – che pesce mi consigli? La triglia

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Pesce di gennaio : la Triglia

Perfino gli antichi romani ne decantavano la squisitezza delle carni!  Graziosa da incontrare nel suo ambiente naturale e deliziosa al gusto, il pesce che vi presentiamo questo mese, la triglia di scoglio, è tra le specie marine più diffuse nel Mediterraneo e lungo le nostre coste.

In commercio si trovano due tipologie di triglie, di scoglio e di fango, che differiscono sia per l’ambiente in cui vivono sia per alcune caratteristiche morfologiche; poiché il nostro tratto di mare è dominato da fondali rocciosi, concentriamo la nostra attenzione sulla triglia di scoglio.

Iniziamo a conoscerla…

Nome specie:  Triglia di scoglio (Mullus surmuletus)

Piccole triglie di scoglio che cercano cibo con i barbigli

Famiglia: Mullidi

Nomi dialettali liguri: nome (zona) – Treggia de scheuggio (Genova)

Caratteristiche morfologiche: Pesce dal un colore rosso o brunastro, con alcune strisce gialle longitudinali, le triglie sono caratterizzate da due barbigli sulla mandibola ed occhi situati in alto. Hanno grandi squame, due pinne dorsali, di cui la prima ha raggi spiniformi e presenta due fasce trasversali scure; il profilo del capo è più obliquo rispetto a quello della triglia di fango ed ha la coda a due lobi.

Riproduzione: La taglia media degli individui sessualmente maturi è tra i 15 ed i 26 cm di lunghezza, a circa un anno di età. Possono raggiungere i 40 cm ed oltre 1 kg di peso, ma in Mar Ligure è sempre di statura assai inferiore.

Si riproduce tra maggio ed agosto e depone piccole uova sferiche galleggianti. Le larve, che misurano circa 3 mm alla schiusa, sono di colore azzurro, prive di barbigli, e fanno vita pelagica; migrano solo successivamente verso costa ed assumono la colorazione dell’adulto solo all’inizio della vita vicino al fondale.

Triglia riposa vicino alla Posidonia

Abitudini e curiosità: Pesci gregari (si muovono e vivono in gruppo), frequentano le acque costiere e principalmente fondali rocciosi o praterie di posidonia dove gli scogli si alternano ad ampi spazi sabbiosi. Da circa 10 metri fino a circa 80 m di profondità.

 

Alimentazione: Specie carnivora, la triglia di scoglio usa i due barbigli sulla mandibola per rovistare nella sabbia alla ricerca di vermi ed altri piccoli crostacei, molluschi, invertebrati ed anche piccoli pesci benthonici di cui si nutre.

 

I Mullidi vengono abitualmente descritti come privi di denti nell’arcata superiore. Contrariamente alle descrizioni (basate sulle caratteristiche degli adulti), i giovanili di M. surmuletus presentano dei denti che tuttavia non sono visibili perché completamente coperti dal tessuto labiale. Con la crescita, il numero dei denti decresce fino a scomparire negli individui di taglia superiore ai 10 cm.

 

Metodi di pesca: Ha carni sode e profumate di valore commerciale superiore a quelle della triglia di fango, i pescatori, per esaltare il colore rosso vivo del pesce, erano soliti desquamarli subito dopo la cattura.

Si pesca tutto l’anno, in particolare nei mesi autunnali ed invernali con reti a strascico, nasse, lenze e reti da posta. La taglia minima della specie è fissata a 11 cm.

Cassetta di triglie appena pescate con tramaglio

 

Ricetta:

Le carni sode, profumate ed assai gustose della triglia di scoglio, sono da valorizzare con ricette semplici che ne esaltino il sapore, senza coprirlo con ricette troppo elaborate.

Noi siamo amanti del pesce cucinato in maniera semplice e la triglia si presta perfettamente all’uso, vi proponiamo quindi una tipica ed essenziale ricetta ligure.

“Triglie alla ligure”

 

Ingredienti:

6 triglie                                                               2  acciughe sotto sale

1 cipollina                                                          semi di finocchio

1 bicchiere di vino bianco                            Capperi sottosale

1 cucchiaino di prezzemolo tritato

 

Preparate un battuto con cipolla, prezzemolo ben lavato e asciugato, semi di finocchio, acciughe pulite dal sale.  Rosolate il tutto con abbondante olio, salate leggermente e bagnate con un po’ di vino bianco.

Pulite e sistemate le triglie in una teglia cosparsa di olio extravergine di oliva. Aggiungete il sughetto precedentemente preparato, aggiungete i capperi, infornate e cuocete in forno per circa 15 minuti a 180°.

Bibliografia:

Costa F. Atlante dei pesci dei mari italiani. Mursia, 1991

Louisy P., Trainito E. Guida all’identificazione dei pesci marini d’Europa e del Mediterraneo. Il Castello, 2006

Tortonese E. I pesci e i cetacei del Mar Ligure. Bozzi, 1965

Palombi A., Santarelli M. Gli animali commestibili dei mari di Italia. Hoepli, 1960

http://fishbase.org

http://www.fao.org/fishery/species/3207/en

http://www.aiamitalia.it

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Stagionalità è sostenibilità – Che pesce mi consigli? Il Cefalo

Ricette | 0 comments | by Ziguele

Pesce di dicembre:il Cefalo (o Muggine)

Famoso più per le sue preziose e saporite uova lavorate per la produzione della bottarga che per le sue carni, il cefalo è il primo dei pesci di cui consigliamo il consumo. Presente sui banchi delle pescherie nella stagione invernale, è un ottimo pesce a buon prezzo da inserire nella nostra lista della spesa di dicembre!

Iniziamo a conoscerlo…

Nome specie: Cefalo o Muggine (Mugil spp., Liza spp., Chelon spp.)

Banco di cefali

Famiglia: Mugilidae

Nomi dialettali liguri: nome (zona)  – Mûzou (Genova)

Caratteristiche morfologiche: Facilmente riconoscibile grazie al muso breve e largo ed alla piccola bocca trasversale; ha squame grandi, due pinne dorsali distanziate, una grande coda con due lobi acuti, pinne ventrali ed addominali.  Il dorso è nerastro e lungo i fianchi presenta delle striature longitudinali grigie e argentee. Mugil cephalus sembra essere il più comune nel Mar Ligure ed è caratterizzato dal fatto di avere l’occhio coperto da una palpebra adiposa.

Riproduzione: La taglia media degli individui sessualmente maturi è di 30 cm (circa a due anni di età), anche se può raggiungere i 4 kg e fino ai  60 cm di lunghezza.

Il cefalo è una specie catadroma, ovvero che trascorre la maggior parte della sua vita in acque costiere salmastre ma,nel periodo invernale, gli esemplari adulti ritornano in mare aperto per rilasciare sino a 5-7 milioni di uova.

Alimentazione: Il cefalo si sposta in banchi cibandosi durante il giorno di piccoli organismi marini, alghe, sostanze organiche in decomposizione e detriti. Si alimentano succhiando lo strato superficiale dei sedimenti rimuovendo i detriti e le microalghe.

Banco di cefali che “filtrano” la sabbia

A volte raccolgono anche un po’ di sedimento che ha la funzione di macinare il cibo nello stomaco. Pascolano sulle piante marine alla ricerca di epifauna e spesso balzano fuori dall’acqua per ingerire le alghe ed i residui presenti in superficie.

Abitudini e curiosità: Pesci litorali, gregari (si muovono e vivono in gruppo), in grado di tollerare diverse salinità. Per questa loro caratteristica frequentano le acque salmastre delle lagune, delle foci dei fiumi e  tollerano anche le acque inquinate dei porti. In questo senso, i biologi attribuiscono l’abitudine dei cefali di tornare frequentemente in superficie sia alle loro abitudini alimentari, sia alla possibilità di sfuggire ai predatori ma anche al fatto che trascorrano molto del loro tempo in aree dove è presente una bassa concentrazione di ossigeno disciolto. La fuoriuscita dalla superficie dell’acqua gli permetterebbe infatti di pulire rapidamente le branchie ed esporle a più elevate concentrazioni di ossigeno.

I cefali sono pesci che costituiscono un anello fondamentale nella catena alimentare marina, infatti vengono predati da innumerevoli animali, da pesci predatori come ad esempio branzini, ricciole e pesci serra a mammiferi e uccelli marini come i Tursiopi e gabbiani.

Sono in realtà 6 le specie che vivono nel mediterraneo, (Mugil cephalus,Chelon labrous,Oedalechius labeo, Liza aurata, Liza ramada,Liza saliens) il più pregiato dal punto di vista alimentare si ritiene che sia il cefalo dorato(Liza auratus), caratterizzato da una vistosa macchia dorata sull’opercolo.

Mugginara di Punta Chiappa

Metodi di pesca:

I muggini sono stati allevati per secoli in allevamenti intensivi e semi intensivi, tradizionalmente, nelle regioni del mediterraneo, in Italia ed in Egitto, dove ancora oggi esistono sistemi di vallicoltura.

In mare vengono catturati con reti a imbrocco, reti a gettata (giacchi), sciabiche da spiaggia, reti a circuizione ma anche con ami e palangari.

Nell’Area Marina Protetta di Portofino esiste un impianto di pesca stagionale/giornaliero specializzato nella cattura di cefali e di altri pesci di piccole dimensioni, si tratta della mugginara di Punta Chiappa situata non molto distante dalla Tonnarella di Camogli; La mugginara viene posizionata in mare giornalmente e solo in condizioni di mare perfettamente piatto, un volta posizionata la rete in mare, due pescatori stanno su di essa in attesa che un terzo pescatore situato a terra in posizione elevata, di il segnale che un branco di pesci sia entrato o stia entrando dentro la rete.

 

Cefali bosega appena pescati con reti ad imbrocco

Ricetta:

“Cefali al cartoccio con patate e carciofi”

Per sfruttare al massimo quel che la stagione ci offre, un ottimo abbinamento è rappresentato da quello con i carciofi, che finalmente possiamo reintrodurre nelle nostre ricette! (Si, è vero! Sono golosa di carciofi ed attendo sempre con ansia il momento del loro ritorno!!)

 

La preparazione è molto semplice e ci permette di realizzare un secondo piatto già completo di contorno.

Ingredienti:

1 cefalo                                2 – 3 patate

6 carciofi freschi              20 g di pinoli

1 spicchio aglio                 1 cucchiaino di prezzemolo tritato

½ limone

 

Squamate il cefalo, sventratelo e pulitelo perfettamente; sciaquatelo e lasciatelo asciugare su un canovaccio.

Pulite con cura i carciofi, tagliateli a spicchi sottili e conservateli in acqua e succo di limone. Rosolate per un paio di minuti a calore medio l’olio e l’aglio, aggiungete i carciofi scolati, salate, coprite e cuocete per circa 15 minuti a fuoco basso, bagnando con poca acqua se necessario.

Pelate le patate, tagliatele a fettine sottili e sbollentatele per 1-2 minuti in acqua salata, scolatele e lasciatele raffreddare. Quindi conditele con poco olio, un pizzico di sale e la scorza grattugiata del limone

Foderate il fondo di una pirofila con un foglio di carta stagnola, lasciando che ne fuoriesca in abbondanza da poter poi ricoprire il pesce.

Adagiate il pesce con il ventre farcito con una fetta di limone e qualche foglia di prezzemolo al centro della pirofila. Copritelo con le fettine di patate ed i carciofi e condite il tutto con un poco di olio, sale ed uno spicchio d’aglio, rifinite cospargendo i pinoli.

Ripiegate il foglio di carta stagnola in modo che il pesce venga perfettamente richiuso al suo interno.

Cuocete a forno caldo (200°) per circa 20 minuti e servite aprendo il cartoccio prima di portare in tavola.

 

 

Bibliografia

Costa F. Atlante dei pesci dei mari italiani. Mursia, 1991

Louisy P., Trainito E. Guida all’identificazione dei pesci marini d’Europa e del Mediterraneo. Il Castello, 2006

Tortonese E. I pesci e i cetacei del Mar Ligure. Bozzi, 1965

Cattaneo-Vietti R, Bava S. La tonnarella e la pesca tradizionale a Camogli, Le Mani-Microart’S 2009

http://fishbase.org

http://www.fao.org/fishery/culturedspecies/Mugil_cephalus/en

http://animaldiversity.org

http://www.aiam.info

http://www.aiamitalia.it

http://www.isprambiente.gov.it

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ROTTA SUI DIRITTI – Una filastrocca contro le discriminazioni

Eventi | 0 comments | by Ziguele

Vi auguriamo un buon fine settimana, in attesa di incontrarci lunedì 20 alle 14.00 alla Biblioteca E.De Amicis, per l’Evento benefico “ROTTA SUI DIRITTI” con  una filastrocca di Gianni Rodari,  per la tutela di tutti i fanciulli dalla discriminazione! I20 novembre festeggeremo insieme perchè si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

La data ricorda il giorno in cui l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò, nel 1989, la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza: sono oltre 190 i Paesi nel mondo che hanno ratificato la Convenzione. In Italia la sua ratifica è avvenuta nel 1991. 

Il dromedario ed il cammello

Gianni Rodari

Una volta un dromedario,
incontrando un cammello,
gli disse: – Ti compiango,
carissimo fratello;
saresti un dromedario
magnifico anche tu
se solo non avessi quella brutta gobba in più.

Il cammello gli rispose:
– Mi hai rubato la parola.
E’ una sfortuna per te
avere una gobba sola.
Ti manca poco ad essere
un cammello perfetto:
con te la natura
ha sbagliato per difetto.

La bizzarra querela
durò tutto una mattina.
In un canto ad ascoltare
stava un vecchio beduino
e tra sé, intanto, pensava:
Poveretti tutti e due,
ognun trova belle
soltanto le gobbe sue.
Così spesso ragiona
al mondo tanta gente
che trova sbagliato
ciò che è solo differente!

 

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Voci dal mare